Grayscale porta l’ETF Zcash oltre 1 miliardo in 30 giorni: la privacy riaccende il mercato
Il nuovo ETF Zcash di Grayscale ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari in 30 sedute, mentre cresce la domanda di privacy sulle criptovalute.

Grayscale ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari con il nuovo ETF su Zcash nei primi 30 giorni di negoziazione, un risultato che ha riportato al centro del mercato il tema della privacy nelle criptovalute. The Motley Fool ha riportato che il fondo, lanciato il 25 agosto, si è imposto in una fase in cui molte grandi criptovalute hanno perso terreno nel 2026. Il dato spicca perché Zcash si muove controcorrente: secondo The Motley Fool, il token risultava in rialzo del 149% da inizio anno al 22 ottobre.
Nel frattempo Bitcoin scambia a 80.196,74 dollari, in calo dell’1,22% nelle ultime 24 ore, confermando un contesto di mercato ancora selettivo e non privo di pressione sugli asset digitali più liquidi. Il successo del prodotto Grayscale riapre il confronto sugli ETF su criptovalute, non più limitato ai grandi nomi del settore ma esteso anche a segmenti più specialistici. Krista Lynch, direttrice generale di Grayscale, ha indicato che la raccolta iniziale collocherebbe l’ETF Zcash tra il primo 1% dei fondi lanciati nell’ultimo decennio per masse attratte nel primo mese.
La tesi alla base dell’interesse per Zcash è semplice: una parte degli investitori cerca strumenti che offrano maggiore riservatezza finanziaria rispetto alle blockchain completamente trasparenti. Zcash consente di scegliere tra indirizzi visibili e indirizzi schermati, nei quali mittente, destinatario, importo e campo memo vengono cifrati. Il meccanismo tecnico si fonda sugli zk-SNARKs, prove crittografiche che permettono alla rete di verificare la validità di una transazione senza rendere pubblici i dettagli sensibili.
Questa impostazione distingue Zcash da Monero, altra criptovaluta orientata alla privacy, che non offre lo stesso modello ibrido tra transazioni trasparenti e schermate. The Motley Fool ha indicato anche un aumento dell’utilizzo degli indirizzi schermati: circa il 29% dell’offerta di Zcash sarebbe ora detenuto in questa forma, contro circa il 12% all’inizio del 2025. È un segnale che il dibattito sulla privacy non è solo narrativo, ma riguarda anche il modo in cui gli utenti decidono di custodire e trasferire valore sulla rete.
Per il mercato, il caso Zcash arriva in una settimana già segnata da forti oscillazioni sugli asset digitali: nella nostra analisi su Bitcoin e la volatilità al 38% su 90 giorni avevamo evidenziato come la componente speculativa resti elevata. Anche il confronto tra Solana e XRP mostra un mercato diviso tra reti ad alta attività, capitalizzazioni consolidate e narrative in rapida rotazione. Resta però un punto critico: le criptovalute incentrate sulla privacy sono spesso osservate con attenzione dalle autorità, soprattutto quando l’anonimato può complicare controlli antiriciclaggio e tracciabilità dei flussi.
Il recente caso della multa a Coinbase Ireland ricorda che la regolamentazione resta una variabile decisiva per l’intero comparto, anche quando la spinta arriva da strumenti quotati e gestori istituzionali. Il risultato dell’ETF Zcash non cambia da solo gli equilibri del mercato, ma segnala che una parte della domanda istituzionale guarda oltre i token più noti. Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto su liquidità, custodia e accesso regolamentato, la privacy torna così a essere una leva competitiva capace di orientare capitali e aspettative.