OpenAI riduce la raccolta a 20 miliardi, valore a 1.250 mld
OpenAI avrebbe abbassato il target di raccolta a 20 miliardi di dollari, mentre Meta, Microsoft e Anthropic occupano la scena IA.

OpenAI avrebbe ridotto l’obiettivo di raccolta a 20 miliardi di dollari, puntando comunque a una valutazione di circa 1.250 miliardi di dollari. La revisione arriva in una fase in cui il capitale destinato all’intelligenza artificiale si concentra attorno a pochi grandi gruppi, con Microsoft e Meta Platforms impegnate a loro volta in operazioni di raccolta e con Anthropic osservata per una possibile quotazione. La nuova soglia resta eccezionale per una società non quotata e conferma quanto il mercato continui a prezzare la crescita dell’IA generativa.
Allo stesso tempo, il ridimensionamento del target segnala una maggiore selettività degli investitori, dopo mesi di valutazioni in aumento e di fabbisogni finanziari sempre più elevati per infrastrutture, chip e centri dati. Il tema non riguarda solo OpenAI. A Wall Street la corsa all’intelligenza artificiale sta spingendo le grandi tecnologiche a finanziare piani industriali di dimensioni crescenti, come mostrato anche dalla nostra ricostruzione sull’operazione da 25 miliardi di Meta per l’IA.
La competizione si gioca ormai su modelli, capacità di calcolo e accesso a capitali a lungo termine. Sul mercato azionario, il titolo Microsoft scambia a 521,91 dollari, in calo dell’1,55% nelle ultime 24 ore. Il gruppo resta uno dei riferimenti centrali dell’ecosistema OpenAI e continua a essere seguito dagli investitori come indicatore della sostenibilità economica della spesa in IA, dopo il nostro focus su Microsoft e le stime delle grandi tecnologiche.
La possibile quotazione di Anthropic aggiunge un ulteriore elemento di confronto. Se il mercato dovesse assegnare multipli elevati anche a un altro grande sviluppatore di modelli linguistici, la valutazione implicita di OpenAI potrebbe trovare un nuovo parametro; in caso contrario, il taglio del target di raccolta potrebbe essere letto come prudenza prima di una fase più selettiva. La pressione competitiva resta comunque alta.
I grandi gruppi stanno stringendo alleanze, finanziando fornitori e aumentando gli impegni su chip e capacità di calcolo: un quadro emerso anche nel nostro approfondimento su NVIDIA e il finanziamento legato a Meta. Per OpenAI, raccogliere capitali a una valutazione così elevata significherebbe rafforzare la capacità di sostenere costi operativi e sviluppo dei modelli senza ricorrere subito alla Borsa. Per gli investitori, il punto centrale è il rapporto tra crescita attesa e ritorni economici.
Le società dell’IA stanno attirando capitali perché promettono un cambiamento strutturale in software, pubblicità, produttività e servizi cloud, ma il 2026 sta mostrando anche una maggiore sensibilità ai costi, come indicato dal recente nervosismo sul Nasdaq raccontato nel nostro articolo su Amazon, Intel e il calo di Wall Street. La vicenda OpenAI si inserisce quindi in una fase di mercato meno lineare rispetto all’entusiasmo iniziale. La valutazione record resta un segnale di fiducia sul settore, ma il taglio dell’obiettivo di raccolta suggerisce che anche l’IA deve confrontarsi con condizioni di finanziamento, concorrenza e aspettative di rendimento sempre più stringenti, un tema che pesa anche nelle analisi sulle migliori azioni da comprare.